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L’universo ha 13.77 miliardi di anni

Ha sempre affascinato l’età dell’Universo: e ora una ulteriore ricerca conferma che i suoi anni sarebbero pari a 13,77 miliardi. Lo ha stabilito uno studio internazionale coordinato dalla Cornell University che ha utilizzato i dati dell’Atacama Cosmology Telescope (ACT) della National Science Foundation. L’ATC è enorme, dal diametro di 6 metri, collocato sullo stratovulcano Cerro Toco, nel deserto di Atacama, nella parte settentrionale del Cile, e che è entrato in attività nel 2007. Per dovere di cronaca bisogna dire che già in passato, la stima dei 13,77 miliardi dell’universo si avvicina infatti a quella di un’altra ricerca basata sulle analisi del satellite Planck dell’Esa (European Space Agency).13,77 miliardi di anni

Tra i protagonisti di questo studio c’è pure l’astronomo italiano  Simone Aiola, che si è formato all’università Sapienza di Roma e ora è ricercatore presso il Centro di astrofisica computazionale del Flatiron Institute di New York e autore di uno dei due nuovi documenti che ne descrivono i risultati, pubblicati a fine dicembre sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics. Gli scienziati hanno anche stimato la velocità di espansione dell’universo, la cosiddetta costante di Hubble, che sarebbe di 67,6 chilometri al secondo per megaparsec, considerando che 1 megaparsec corrisponde a 3,26 milioni di anni luce. L’età di 13,77 miliardi dell’universo non è ‘fissa’, può oscillare di qualche miliardo in più o meno, non si sa quanti esattamente, per cui le ricerche continueranno. A questo scopo, nei prossimi anni, entreranno in gioco nuovi telescopi costruiti con tecnologie sempre più sofisticate per osservare al meglio l’universo in modo dettagliato scoprendo eventuali errori sistematici e statistici ed entrando nello specifico nelle sue tantissime declinazioni. Ci sono pure in ballo le previsioni di nuovi modelli cosmologici, al fine di portare avanti misurazioni super precise con l’obiettivo di scoprire i più intimi segreti del cielo, verificando le osservazioni con i dati mirati. Insomma, c’è ancora davvero tanto da studiare. (foto pixabay)