Giardini di carta

Gli scrittori raccontano i giardini

giardini di carta

Come sono i giardini degli scrittori, quelli veri, familiari, ornamentali, presi in prestito, pubblici, oppure immaginati e raccontati tra le pagine delle loro opere?

Se lo chiede Évelyne Bloch-Dano nel suo “Giardini di carta – Da Rousseau a Modiano” (€ 16, add editore) e ci esorta così: “Passeggiate in questo libro in piena libertà, come in un parco. Imboccate un sentiero, evitatene un altro, tornate sui vostri passi, respirate il profumo di una metafora o vagabondate nei vostri ricordi intorno alla curva di una frase. E soprattutto coltivate anche voi il vostro giardino, in terra, in vaso, nei sogni o nelle parole”.

Prendiamo Jean-Jacques Rousseau: esalta la rosa, fiore considerato nella sua epoca ancora troppo rustico. “Profuma l’aria, incanta gli occhi, e non costa quasi nessuna cura né coltura. Ecco perché i fioristi la sdegnano; la natura l’ha fatta così bella che non riescono ad aggiungerle bellezza convenzionale, e non potendosi tormentare coltivandola non trovano niente che li seduca”… Beh, davvero altri tempi!

E George Sand? Bloch-Dano ce ne svela la passione per la natura e le sue forme, a partire dal vaso di reseda che innaffia sulla finestra a Parigi. “La sua curiosità è infinita”, scrive. “Non celebra la natura solo da un punto di vista romantico. Botanica, entomologia, mineralogia: tutto le interessa. I giardini sono una piccola parte del suo immenso desiderio di sapere e di fare… Ama cucire, ricamare, cucinare, disegnare. E fare giardinaggio.” E nei suoi diari annota con precisione quanto vede passeggiando nel suo giardino di Nohant, sottolineando: “Nei giardini avevamo specie incantevoli che oggi sono pressoché scomparse…”. Già a quell’epoca, attraverso le sue parole, ci si lamenta di certe varietà scomparse e-o dimenticate.
Bloch-Dano richiama una lettera di George Sand allo scrittore Alphonse Karr: “Adoro le rose, sono figlie di Dio e dell’uomo, incantevoli bellezze campestri che abbiamo saputo trasformare in principesse senza pari”.  Capitolo dopo capitolo, insomma, entriamo con delizia e curiosità nei giardini degli scrittori, ne osserviamo le riflessioni e le suggestioni, portiamo nella mente e nel cuore idee e suggerimenti…
“Seduti fino al tramonto su una panchina ricoperta di muschio, impegnati a dirsi grandi futilità o raccolti nella calma…” (Honoré de Balzac)
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