Un “patto” di cucina per anziani e chef

Quando gli chef diventano anziani…

Un “patto” di cucina per anziani e chef

 Una casa di riposo per gli chef anzi per i cuochi, in là con l’età, proprio come si è fatto con i musicisti.

L’idea è di Gualtiero Marchesi, maestro della cucina italiana, che da un po’ ci pensava e che ora potrà realizzarla grazie alla collaborazione con la Fondazione Molina, una onlus che a Varese ha tra l’altro già lanciato il programma Ac3, arte e cultura per la terza età.

L’obiettivo è una struttura per 12 senior e, qui la bella novità, anche una scuola di cucina, recuperando gli spazi all’interno della Fondazione, cioè una palazzina inutilizzata, Villa Tosti, e l’ex centrale termica.

Così, gli chef alla fine della loro carriera potranno essere accolti da un team di persone qualificate e la loro esperienza “rivelata” ai più giovani, creando una accademia culinaria per circa 18 allievi già un po’ pratichi di piatti e pentole, in uno scambio di competenze in grado di apportare vantaggi a tutte le generazioni coinvolte. Tradizione e innovazione a braccetto tra i fornelli, insomma. E poi, qui ci sono di mezzo la cultura, la divulgazione, la difesa dell’arte culinaria italiana e chi meglio di chi ne ha viste, di ricette e padelle, potrà dire la sua, e con ragione?
Già perché gli anziani chef, di questa scuola, non saranno gli insegnanti, bensì i punti di riferimento, tante “biblioteche del sapere culinario” pronte alla… consultazione, veri e propri “maestri” anche se non sulla cattedra. Dunque, a dirla con Marchesi, una sorta di bottega artigiana della cucina, simile a quelle del Rinascimento dove si insegnavano e si apprendevano l’arte e la vita.

 

Precedente Aufguss, la “gettata di vapore” che fa bene a corpo e anima Successivo Il senso del ridicolo: il festival a settembre