Tribalingual: l’app per le lingue rare

Le lingue rare: un salvagente con Tribalingual

Tribalingual protegge le lingue rare

 Tribalingual: si chiama così l’app o meglio la sturt up (una delle tante legate all’università di Cambridge) inventata da Inky Gibbens, una ragazza originaria della Mongolia ma vissuta e cresciuta in Inghilterra.

L’obiettivo: salvare le lingue in pericolo, a rischio estinzione. L’idea le è venuta quando ha scoperto che stava per svanire e perdersi la lingua nord-siberiana dei suoi nonni, il Buryat.

Così, la sua piattaforma (cercatela su facebook) mette al sicuro (o almeno ci prova) quegli idiomi che stanno per scomparire. Per il momento Tribalingual si concentrerà su tre temi: l’Ojibwe, un linguaggio musicale in pericolo in Nord America; il Tulu, una lingua dell’India del sud che viene tramandata solo oralmente e non ha un sistema di scrittura; l’Ainu, la lingua di una tribù indigena emarginata in Giappone, al momento con meno di 10 persone che la professano.

La logica della sturt up è quella di creare tante scuole di lingue, farle apprendere e conoscerle, unendo a loro anche la cultura e le tradizioni del popolo che le parla (ancora), dando gli strumenti per sviluppare una conversazione anche se solo basica.
Secondo l’Onu, sono almeno 230 le lingue scomparse e 2.465 quelle in pericolo. Tra queste, c’è anche il grecanico, varietà del greco antico parlata (poco) pure nel sud Italia, in Calabria.

 

 

 

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